Fortunata

Il realismo nella prosa latina attraverso il ritratto della moglie di Trimalcione

Indice

Questo articolo è apparso anche in Zetesis 2 - 2004

Premessa

    Il brano di cui ci occupiamo è tratto dall'episodio della Cena di Trimalcione (Sat. 37 - 38), uno dei pochi integralmente superstiti del romanzo di Petronio, il Satyricon. Auerbach, in Mimesis (Torino, 1956), trae spunto proprio dalla gustosa e viva descrizione che il grande scrittore latino dona al personaggio di Fortunata, moglie del ricchissimo parvenu Trimalcione, per discutere delle caratteristiche e soprattutto dei limiti del realismo descrittivo nella prosa latina. L'argomentazione di Auerbach è completata da un confronto del ritratto di Fortunata con altri due esempi notevoli di realismo in opere di prosa latina, praticamente coevi all'opera di Petronio (I secolo d.C.): la descrizione che Tacito ci offre della ribellione delle legioni della Pannonia e dell'infervorato discorso di Percennio ai rivoltosi (Annales, I, 16 e seguenti) ed infine un passo del Vangelo di Marco, l'episodio di Pietro che, prima che il gallo canti, rinnega di aver conosciuto Gesù e di esserne stato un discepolo.

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