Caratteri e limiti del realismo antico

    Così, le quattro figure dei commensali evocate dal vicino di tavola di Encolpio sono tutte accomunate da un destino simile, tutte prese dallo stesso vortice di eventi, tutte in preda alla frenesia della ricerca della ricchezza e tutte - ciascuna a suo modo ed in tempi diversi - sorprese da improvvisi tracolli, rapidi come le fortune loro piovute dal cielo. Petronio, quasi inconsapevolmente, ci dà dunque modo di avere davanti agli occhi un vero e proprio quadro della situazione economica e sociale dei commensali di Trimalcione, uomini per i quali i soldi sono tutto - prestigio sociale prima di ogni altra cosa - e che pensano che stile, buongusto e cultura si possano comprare a palate d'oro, quando la sorte abbia preso a girare dal verso giusto. Sulla scena, evocati da un narratore che da essi certo non differisce molto, si muovono personaggi dotati di un linguaggio non letterariamente impostato o artificialmente retorico, ma vivo perchè "realistico", ovvero tipico e caratteristico di quei liberti divenuti  improvvisamente più ricchi degli antichi padroni che è verosimile popolassero una città del Meridione come quella in cui si svolge la Cena di Trimalcione, verso la metà del I secolo d.C.. La lingua, le espressioni e lo stile dei compagni di tavola di Encolpio sono insomma quanto più possibile "veri", ovvero non filtrati da una scelta di vocaboli retorica ma fuori dalla realtà quotidiana della vicenda descritta, come accadeva invece per altri tipi di opere letterarie che pure si proponevano di descrivere "scene d'interno", quali ad esempio le satire o le novelle milesie.

    In questo, dice Auerbach, Petronio tocca il limite estremo cui sia giunto il realismo nella prosa antica: egli imita infatti una scena quotidiana realistica e plausibile con un linguaggio realistico e plausibile, senza apporre a quest'ultimo (grazie anche alla particolare tecnica di utilizzare a tal fine uno dei protagonisti stessi della cena per descrivere gli altri commensali, adottando un punto di vista interno) un filtro letterario "visibile" - che pure è in un certo modo implicito nel momento in cui sappiamo che l'autore del Satyricon si faceva quasi senza dubbio beffe di questi suoi personaggi così volgari, senza cultura e senza classe, agli antipodi del suo stile di vita nobile e raffinato, da arbiter elengantiae (Tac. Annales, XVI, 18):  

XVIII. De C. Petronio pauca supra repetenda sunt. Nam illi dies per somnum, nox officiis et oblectamentis uitae transigebatur; utque alios industria, ita hunc ignauia ad famam protulerat, habebaturque non ganeo et profligator, ut plerique sua haurientium, sed erudito luxu. Ac dicta factaque eius quanto solutiora et quandam sui neglegentiam praeferentia, tanto gratius in speciem simplicitatis accipiebantur. Proconsul tamen Bithyniae et mox consul uigentem se ac parem negotiis ostendit. Dein reuolutus ad uitia seu uitiorum imitatione inter paucos familiarium Neroni adsumptus est, elegantiae arbiter, dum nihil amoenum et molle adfluentia putat, nisi quod ei Petronius adprobauisset.

18 A proposito di C. Petronio, bisogna riprendere alcuni fatti nominati precedentemente. Infatti costui passava il giorno a dormire e di notte si dedicava ai propri impegni ed ai piaceri; e se altri erano stati elevati alla fama grazie alla propria laboriosità, costui vi era giunto grazie all'indolenza e non era considerato nè un crapulone nè un dissipatore, come accade per la maggior parte di coloro che dissipano la propria fortuna, ma un raffinato gaudente. E le sue parole ed i suoi gesti, quanto più erano liberi e mostravano per così dire indifferenza, tanto più favorevolmente erano accolti come espressione di semplicità. Tuttavia come proconsole in Bitinia e più tardi come console si mostrò pieno di energie ed all'altezza dei suoi incarichi. In seguito, ricaduto nei vizi, oppure atteggiatosi ad uomo vizioso, fu ammesso nella cerchia dei pochi intimi di Nerone, come arbitro nelle questioni di raffinatezza, al punto che l'imperatore riteneva che nulla fosse dolce o piacevole se non quello che era stato approvato da Petronio.

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