La casa greca

Indice

Introduzione

    E' opportuno innanzitutto premettere che la maggior parte di tutti i dati storici o letterari che ci consentono di ricostruire idealmente una città greca riguardano l'Atene del quinto secolo avanti Cristo: seppure, infatti, abbiamo notizia, soprattutto grazie ai ritrovamento archeologia, di città ben più ricche (Olinto, ad esempio), gli scarni reperti in nostro possesso non ci garantiscono che una ricostruzione, purtroppo, solo approssimativa. Per poter parlare, dunque, della casa greca, bisognerà far riferimento all'Atene di Pericle (495 ca. 429 a.C.).

Secondo la leggenda, fu Teseo ad unificare tutti gli abitanti dell'Attica con il synoikismos (unificazione): da allora gli abitanti di questa regione divennero cittadini ateniesi a tutti gli effetti, ed è per questo motivo che il nome greco "Athenai" è plurale, nel significato di "le Atene", cioè unione di più agglomerati urbani. Indipendentemente dalla veridicità del mito, è sicuro che Atene nacque senza alcun piano regolatore e si sviluppò in modo assolutamente privo di quella razionalità e di quel rigore che - secoli dopo - i Romani cercarono di dare a tutte le città che fondarono (Roma, tuttavia, si sviluppò in maniera caotica, sfuggendo ad ogni tentativo di regolamentazione a causa delle sue continue distruzioni ad opera di incendi, saccheggi e devastazioni). 

Unico punto di riferimento all'interno dell'agglomerato urbano era l'Akropolis che, se vogliamo credere a Tucidide, anticamente doveva essere il primo nucleo abitato.

Per avere un'idea di come potessero apparire le case, bisogna innanzitutto pensare che i greci, come tutti i popoli del Mediterraneo, vivevano, per la maggior parte del loro tempo, all'aria aperta e, spesso, entravano nelle abitazioni solo per dormire: d'estate, inoltre, capitava che ci si coricasse sulle terrazze per avere meno caldo. In secondo luogo, i Greci, permeati di profonda religiosità, preferivano abbellire i propri templi che le proprie dimore, per timore che gli dei potessero punire la loro sfrontatezza (Hubris): è noto che una delle massime preferite dai Greci era proprio il famoso motto "Medèn Agan, nulla di troppo".
E' molto probabile che i tiranni del VI secolo abbiano preteso per le loro abitazioni un lusso notevole, ma nell'Atene di Pericle, "tendenzialmente egualitaria e democratica ogni ricchezza personale, soprattutto se sfoggiata palesemente sulla facciata  od all'interno della casa, poteva sollevare scandalo: Demostene, nella terza orazione Olintica, critica alcuni politici del suo tempo che "si sono costruiti case più imponenti degli edifici pubblici".
Le strade non erano lastricate, esisteva solo una canalizzazione a cielo aperto e, dunque, le case non erano rifornite d'acqua da un sistema di tubazioni: per risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico si faceva ricorso alle fontane, che erano affidate ad un funzionario tanto portante da essere eletto direttamente dai suoi concittadini e non estratto sorte come la maggior parte dei suoi colleghi. La scarsità d'acqua e la difficoltà d'approvvigionamento favorivano l'insorgere di malattie.

Le strade di Atene non erano mai rettilinee, ma si adattavano alla conformazione del terreno, e dunque le case erano tutte allineate in malo modo sia in salita che in discesa.

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